L’Aquila, erano passate da poco le tre e mezzo, nel cuore della notte. Un lunedì, un inizio di settimana decisamente atipico. Dopo una lunga serie di scosse di terremoto nell’Italia centrale che aveva caratterizzato le settimane precedenti, l’ennesima, di grado 5.9 della scala Richter, poi seguita da tante altre, fu quella più tristemente famosa.
I danni furono molto ingenti, stimati in oltre dieci miliardi di euro. Case, palazzi istituzionali, scuole, chiese; tutto in rovina o semidistrutto. Una vera catastrofe per quella che è considerata ancora oggi una delle più belle città d’Italia. Ci furono 80.000 sfollati, le vittime furono 309 ed i feriti più di 1600, che potevano essere di più se fosse successo in una notte infrasettimanale con i tanti studenti che vivono a L’Aquila e frequentano la sua prestigiosa università.
Innumerevoli sono state le vicissitudini politiche ed economiche legate alla ricostruzione che hanno seguito quel 6 aprile e che ancora oggi hanno molti lati oscuri; altrettanti sono state le promesse elettorali, gli impegni istituzionali e le strette di mano rimasti tali. Riecheggiano assordanti le vergognose parole dell’imprenditore che ridacchiando e strofinandosi le mani pensava ai guadagni che avrebbe avuto con la ricostruzione. Ecco di nuovo un esempio in cui il vile danaro affossa il valore della vita umana.
Grazie al lavoro di tanti altri sono arrivati negli anni anche numerosi finanziamenti, e la voglia di ricominciare ha fatto il resto. Per fortuna la tenacia degli abitanti, la solidarietà del popolo italiano, l’opera di tantissimi volontari e dei militari sono arrivate dove le Istituzioni arrancavano arenate nel mare di sabbia della burocrazia.
Oggi la ricostruzione di L’Aquila e delle altre cittadine colpite, seppure lunghissima e faticosa, è in fase conclusiva e la vita pian piano sta tornando quasi “normale”. Si spera possa ritornare presto come quella ante terremoto confidando sulla qualità degli aquilani di non piangersi addosso e guardando più al futuro che al passato.
Della mia personale esperienza a L’Aquila, nel 2007, non posso parlare che estremamente bene. Per lavoro sono stato lì sei mesi e di quel periodo serbo un bellissimo ricordo. Le strade, le chiese, le piazze, la gente, il cibo, la movida dei giovedì universitari… Una città piena di vita, di arte e di cultura che ogni volta mi lasciava senza parole, come senza parole restai quel lunedì di aprile.
Quella scossa cambiò l’Italia, davvero. Non fu solo un evento sismico, fu evento mediatico, sociale, politico, scientifico e culturale. Il Paese si svegliò con quella notizia e con la consapevolezza che niente era più come prima. Come ogni qualvolta che succede una catastrofe, una pandemia. Si riflette su quello che siamo, sulla fragilità della vita e delle sue certezze, sull’importanza della solidarietà e della disponibilità all’aiuto.




